lunedì 18 gennaio 2010

I pendenti ottocenteschi


Da che ho avuto l'età per farlo, e pure prima, ho sempre chiesto in prestito a mia mamma i suoi gioielli.
Il primo fu un prestito illecito: avevo 5 anni e le rubai il brillante di fidanzamento per portarmelo all'asilo. Lo tenni tutto il giorno nella tasca del grembiule, non so come vi sia rimasto, dopo una giornta di giochi sfrenati, fatto sta che mia mamma lo scoprì la sera tastando il grembiule. Un ciondolo con diamante lo persi verso i 18 anni, in discoteca. Mia mamma era furente. Un anello con ametiste divenne mio per usucapione, e fu raggiunto da bracciali e spille in parure. Nella mia famiglia molti gioielli si ereditano nel corso della vita. Mia mamma li ha ereditati dalla nonna, assieme alle altre nuore, io da lei assieme a sorella e cognata. Insomma: i famosi "gioielli di famiglia".
Tra di essi c'è un paio di orecchini che con grande fatica riesco di tanto in tanto a farmi prestare: sono dei pendenti di manifattura inglese, epoca ottocentesca, montati ancora a vite, illuminati da diamanti grezzi con il tocco di colore dei rubini.



Osservandoli bene è possibile riscontrare molte delle caratteristiche tipiche dei gioielli della prima metà dell'800.



"All'indomani del congresso di Vienna, in un’Europa svenata dalle molte guerre dei due decenni precedenti, gli artigiani orefici compiono autentici salti mortali nel riciclo di vecchi gioielli perché le materie prime continuano a scarseggiare. In realtà ci si ingegna, più che altro, a realizzare pezzi appariscenti con la minore quantità possibile di materiale, non disdegnando, in mancanza di meglio, le pietre semipreziose (ametiste,topazi, acqua marine) tra cui comincia proprio ora a comparire il corallo.si punta sull'elaborazione artigiana piuttosto che sull'impiego di grandi quantità di oro e si inventano a questo scopo nuove tecniche. In primo luogo si modifica la montatura "a notte" e si montano le pietre lasciandone scoperto anche il retro (montatura "a giorno"). Non si rinuncia all'argento sul fronte del gioiello, perché questo metallo chiaro esalta lo splendore soprattutto del diamante, però si crea per ogni pietra un leggero supporto di oro giallo, così da rendere tutto più rigido. L'uso del doppio metallo sarà costante per tutto il corso dell'800, ed è uno degli elementi determinanti per stabilire la cronologia di alcuni gioielli. I diamanti sono tuttavia ancora pochi e quelli che restano in circolazione vengono inseriti in montature piuttosto pesanti, in modo da fare apparire le pietre più grandi di quanto siano in realtà."

Indossati con una pettinatura raccolta diventano protagonisti assoluti, non c'è bisogno di altro.



Tanto mi piacciono questi orecchini, che pure io ne ho cercati di simile fattura ed epoca, scoprendo che esiste una fetta di produzione orafa coeva che avvenne in India. L'India era colonia inglese, si cercava di risparmiare sulla manodopera e c'era disponibilità di materie prime. Così venne insegnato agli artigiani locali a creare gioielli secondo la scuola orafa Inglese.
Oggi è quindi possibile trovare gioielli antichi dello stesso periodo e stile di quelli Inglesi, ma a prezzi un po' più contenuti.
Come questi pendenti, ricevuti in regalo dal fidanzato tre anni fa, e purtroppo perduti poco dopo in un doloroso furto, assieme a molti dei gioielli di famiglia, pieni di significato e storia.



Epoca e stile sono i medesimi: doppia faccia (argento sul fronte, oro nel supporto), diamanti grezzi incastonati, e gemme colorate (tormaline rosa) per ravvivare. A questi era stato aggiunto il perno dal gioielliere dove li ho trovati, che spesso crea pezzi singoli smembrando gioielli più elaborati e di maggior valore.

3 commenti:

  1. Interessante la storiografia del gioiello ottocentesco. Vien voglia di saperne di più. La fonte?

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  2. La fonte è internet, devo ricordarmi da quale sito l'ho ricavato. Appena lo trovo te lo linko;)

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